Una dura verità

Siamo quasi a metà gennaio ed infine riesco a trovare un pomeriggio per sedermi al pc. Sono finalmente tranquilla in casa senza che nulla mi prema angosciosamente nella mente togliendomi altro tempo ancora. Oggi vi spiegherò finalmente cosa sta accadendo e perchè quindi io sia sparita –  questa volta seriamente – dal web, trascurando addirittura il periodo natalizio, in cui solitamente ero più attiva.

Come sempre ho dato priorità alla vita reale, concreta, concentrandomi su ciò che dovevo realizzare; questo blog non è mai stato di pari passo con l’andamento dei miei lavori e della mia quotidianità. Come almeno alcuni di voi sapranno la maglieria artigianale era per me una scelta di vita, non l’hobby della domenica. Era una strategia per rimanere a vivere in montagna. Non si può certamente dire che io mi sia in alcun modo arricchita, tutt’altro. Nel tentativo di consolidare questa mia attività non ho mai conseguito entrate tali da permettermi più che la mera sopravvivenza, e se parliamo di canoni dei giorni nostri, non si può dire che io potessi sopravvivere davvero dignitosamente, in quanto costantemente al di sotto della soglia di povertà assoluta.  Va bene la frugalità, va bene la sobrietà, ma ad un certo punto si soffoca! Ho fatto quelli che per me erano degli investimenti (al contempo sacrifici), procurandomi macchinari con cui poter lavorare, e per quanto abbia lavorato e cercato di promuovermi nell’ultimo anno la situazione è precipitata (parlando come si mangia, ho avuto bassissime vendite). Nel gennaio scorso non ho potuto aprire partita iva per evidenti motivi di ristrettezze economiche personali ed a oggi posso solo tirare un sospiro di sollievo, perchè se non altro non mi sono fatta dei debiti e qualora avessi dovuto seriamente tirare le somme a dicembre avrei dovuto per forza di cose chiudere.

Ma chiudere è ciò che devo fare e faccio, e dico chiudere perchè per me questo era comunque un lavoro ed un’attività; io ero un’artigiana e facevo artigianato di qualità. Ma pur con tutti i migliori ideali io ho bisogno di vivere e sono esausta dell’ansia costante della mera sopravvivenza contingente e strettamente materiale che ormai mi stava impedendo di realizzarmi come persona. Io ho tentato ostinatamente contro tutto e tutti, ma ho fallito. Non posso dipendere all’infinito da altri, chiedere soldi che non potrei restituire o sperare nella buona sorte: il tempo dei tentativi per me si è esaurito, non certo per mia mancanza di volontà.

Sono un caso anomalo mentre tanti possono permettesi di fare down-shifting; invece che lavorare in un laboratorio casalingo devo andare a lavorare in città. Il mio cinismo mi dice che forse è vero che certe cose sono solo per chi di soldi ne ha a priori, perchè la mia esperienza di vita degli ultimi cinque anni, dalla morte di mio padre – con il fallimento dei miei studi universitari ed il fallimento del mio tentativo lavorativo – ad oggi, mi ha dimostrato chiaramente che il sistema in cui siamo invischiati e di cui facciamo parte non lascia sopravvivere una persona nelle mie condizioni economiche, a meno che questa rinunci forse completamente ad ogni agio e decida di fare il barbone, ma questo non era ciò che io pensavo come vita sobria e tranquilla.

Facciamo un esempio pratico. Chi mi conosce da molti anni ben saprà della mia passione per la montagna e per i libri. Se io a 25 anni non posso permettermi di acquistare un libro (esistono le biblioteche, ma io amo la mia personale libreria e la possibilità di consultare in qualsiasi momento ciò che in essa è contenuto) o di pagarmi l’attrezzatura per arrampicare direi che non è una questione di sprecare, di desiderare ricchezze o di misero materialismo e consumismo. Penso di poter ambire a qualcosa di più che mangiare, bere, dormire e pensare qualora me ne rimanga lo stimolo, la voglia o il sogno.

Tanti mi hanno detto di non lasciare perdere e lo comprendo, tuttavia non ho intenzione di occuparmi di due lavori diversi contemporaneamente. Di hobby che aspettano da anni qualche ora da rivendicare ne ho eccome. E se così dev’essere, anche la maglieria potrà avere uno spazio tra di essi e finalmente potrò occuparmi di realizzare dei lavori di pregio ancora superiore per la mia novella famiglia. Più di ogni cosa desidero avere tempo per chi amo e per me, ore preziose che valgono più del denaro e di cui negli ultimi mesi sono stata quasi completamente priva. Ora sto intraprendendo un altro lavoro, per certi aspetti molto molto diverso, con una buona dose di elasticità ed apertura mentale. Con molte probabilità esso mi permetterà di raggiungere una certa tranquillità e di poter finalmente tornare a nutrire i miei interessi culturali, sportivi, spirituali. Saranno mesi diversamente faticosi. E se volete saperlo continueremo a vivere in montagna, per quanto ciò ci richieda ora qualche sacrificio in più.

Questo blog non chiude. Potrete continuare a seguirmi negli aggiornamenti che saranno certamente sporadici, ma credo di migliore qualità perchè avrò più tempo per scrivere quando vorrò realmente farlo. Ci sono ancora molti lavori da mostrare e resterà la possibilità di contattarmi e farmi eventuali piccole richieste.

Inoltre potrete anche seguirmi sull’altro mio blog, Stagione Nomade. Qui, tra le altre cose, potrei trovare il tempo e lo spazio per raccontare più sovente cosa significhi concretamente per noi, due persone forse troppo normali, vivere in montagna ai giorni nostri.

Più avanti desidero scrivere un articolo più esteso in cui raccontare più ampiamente la mia avventura ad oggi con il Gomitolo Errante, dove mi soffermerò anche sui tanti problemi incontrati in questo periodo.

Sperando che continuerete a seguirmi, al momento vi saluto, per quanto con il cuore in mano come quando lunedì scorso ho pulito il laboratorio e ho coperto la macchina da maglieria con una tovaglia. A presto!

 

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